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Spaccanapoli, spiegata

La guida completa

Spaccanapoli è il soprannome del decumano inferiore di Napoli: una linea dritta lunga circa due chilometri che attraversa il centro antico da ovest a est, cambia nome sei o sette volte e non compare su nessuna targa stradale. Camminarla non costa nulla; si pagano solo gli ingressi che si aprono ai suoi lati e, se lo si vuole, la guida che li racconta.

Spaccanapoli è il decumano inferiore della Neapolis romana e la plateia della città greca: una linea dritta di circa due chilometri che attraversa da ovest a est il centro storico di Napoli, non compare su nessuna targa stradale, non ha un biglietto d’ingresso, e deve il soprannome alla vista dall’alto, da cui sembra tagliare in due la città.

Ho lavorato anni in una libreria di via San Biagio dei Librai, e la domanda che sentivo di più me la facevano persone che ci stavano già camminando sopra: scusi, dov’è Spaccanapoli. Non sono distratte loro. È la strada che non si presenta.

Perché sembra di non averla trovata

Spaccanapoli è un soprannome popolare, e i soprannomi non finiscono sulle targhe. Camminando verso est la stessa strada si chiama via Pasquale Scura, via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia, via Forcella, via Giudecca Vecchia, via Ottavio Tupputi. Sette nomi per un solo rettilineo. Il nome che usano gli archeologi è decumano inferiore: uno dei tre assi paralleli del centro antico, con il maggiore, che oggi è via dei Tribunali, e il superiore, dalle parti di via dell’Anticaglia. La griglia che formano viene ricondotta al modello ippodameo: qui si va dritti, oppure si taglia in perpendicolare.

Il decumano inferiore, dritto fra i palazzi del centro antico di Napoli
Il decumano inferiore, dritto fra i palazzi del centro antico di Napoli

Quanto è lunga davvero

Da un capo all’altro sono circa due chilometri. Il tratto che vale la pena camminare è però più corto: da piazza del Gesù Nuovo a via Duomo è poco più di un chilometro, e a passo lento, senza entrare da nessuna parte, si fa in circa mezz’ora, che non è una giornata: la giornata serve se apri le porte. Il centro storico di Napoli è patrimonio UNESCO dal 1995 ed è il più esteso d’Italia, circa 17 km², di cui circa 10,2 nell’area tutelata.

Che cosa si apre sulla strada

Si comincia da piazza del Gesù Nuovo, con la guglia dell’Immacolata e la facciata a bugne di piperno a punta di diamante che era il palazzo dei principi Sanseverino, del 1470. Poco più avanti il complesso di Santa Chiara: la basilica trecentesca voluta da Roberto d’Angiò, e il chiostro maiolicato, rivestito dai riggiole di Donato e Giuseppe Massa fra il 1739 e il 1742. Il chiostro ha un ingresso a pagamento, separato dalla chiesa.

Poi piazza San Domenico Maggiore, dove nel convento insegnò Tommaso d’Aquino e studiò Giordano Bruno. A pochi passi, in via Francesco de Sanctis, la Cappella Sansevero: il Cristo Velato lo scolpì Giuseppe Sanmartino nel 1753, dopo la morte di Antonio Corradini nel 1752, e nella cavea sotterranea stanno le due macchine anatomiche, tradizionalmente attribuite a Giuseppe Salerno intorno al 1763. Tutto voluto da Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Ingresso a fascia oraria, sale piccole, dentro non si fotografa. Più giù piazzetta Nilo, con la statua del dio Nilo che qui chiamano il Corpo di Napoli, e accanto Sant’Angelo a Nilo. Sui lati i palazzi Marigliano, Filomarino, dove visse Benedetto Croce, e Pinelli.

La Cappella Sansevero, a pochi passi dal decumano inferiore
La Cappella Sansevero, a pochi passi dal decumano inferiore

Che cosa è gratis e che cosa no

La strada non si paga. È pubblica, aperta a qualsiasi ora, in parte pedonale, anche se i motorini passano lo stesso. Si pagano gli interni, che hanno ciascuno il proprio biglietto: il chiostro di Santa Chiara, la Cappella Sansevero, il sottosuolo. E si paga la guida, se la vuoi. Quando confronto due tour non guardo per prima cosa la cifra, ma quanti ingressi si portano dentro, se ci sono assaggi, se il formato è di gruppo o privato: sono quelle voci a muovere il conto, e il prezzo aggiornato sta sul riquadro di prenotazione. Il resto è in quanto costa.

Quando andarci

La mattina, quasi sempre. D’estate a mezzogiorno la strada è stretta e senza ombra. Dai primi di novembre al 6 gennaio via San Gregorio Armeno si percorre spalla a spalla, quindi meglio presto o in un giorno feriale. Con la pioggia il basolato diventa scivoloso. Poi: molte chiese chiudono a metà giornata, indicativamente fra mezzogiorno e mezzo e le quattro e mezza, e vogliono spalle e ginocchia coperte. Se il tuo programma prevede tre chiese fra l’una e le tre, il programma va rifatto.

Le botteghe di presepi di via San Gregorio Armeno, aperte tutto l’anno
Le botteghe di presepi di via San Gregorio Armeno, aperte tutto l’anno

L’errore che sento più spesso

Il primo: via San Gregorio Armeno non è Spaccanapoli. È la traversa che collega in perpendicolare via dei Tribunali al decumano inferiore, ed è la strada delle botteghe di presepi, che lavorano tutto l’anno e non solo sotto Natale. La chiesa fu fondata intorno al 930 su un tempio dedicato a Cerere e intitolata a san Gregorio Armeno solo nel 1205; il campanile scavalca la strada come un ponte fra i due conventi. Il secondo: i Quartieri Spagnoli sono un’altra zona, a monte di via Toledo, sul lato opposto rispetto al decumano, nati nel Cinquecento come alloggi delle guarnigioni spagnole. Da piazza del Gesù a via Toledo sono pochi minuti a piedi, e la confusione nasce da lì.

Arrivarci, e poi guardarla da lontano

La Linea 1 della metropolitana serve tutto il tratto: Dante all’estremità ovest, da cui si scende per Port’Alba, poi Museo, Università e Duomo; Montesanto e Cavour restano vicini. Da Napoli Centrale si prende la Linea 1 fino a Duomo o Università, oppure si cammina una ventina di minuti lungo corso Umberto I. E se vuoi capire da dove viene il nome, sali: funicolare di Montesanto fino a Morghen, poi la Certosa di San Martino e il belvedere. Da lì la linea si vede intera.

Serve una guida

Per camminare, no: si cammina benissimo da soli. Ma dentro una cappella dove ogni statua è un rebus costruito apposta, senza qualcuno che parli si guarda e basta. Una visita guidata di due ore e mezza tiene insieme il racconto e gli ingressi, e ti evita di scoprire alla biglietteria che oggi il chiostro non entra nel tuo orario. Chi ha poco tempo prende solo la visita breve della Cappella Sansevero; chi cammina piano sta meglio in privato. Quale conviene a te, senza giri di parole, sta in ne vale la pena.

Prenotare una guida

Se dopo aver letto tutto questo vuoi qualcuno che te lo racconti sul posto, il tour più prenotato del centro antico parte da piazza del Gesù Nuovo e include gli ingressi che contano. Trovi disponibilità e prezzo aggiornato qui sotto, oppure guarda tutti i tour a confronto e le nostre recensioni.

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Domande frequenti

Spaccanapoli si paga?

No. È una strada pubblica, sempre aperta e gratuita. Si pagano solo alcuni interni che vi si affacciano, come la Cappella Sansevero o il chiostro di Santa Chiara: ne parlo in quanto costa.

Quanto tempo serve per percorrerla?

Circa mezz’ora a passo lento senza entrare da nessuna parte, mezza giornata se apri anche le porte. I conti li faccio in quanto tempo serve.

Da dove conviene iniziare?

Da piazza del Gesù Nuovo, così il percorso monumentale ti resta tutto davanti fino a via Duomo. I due capi della strada li spiego in dove inizia e dove finisce.

Cancellazione gratuita fino a 24 h primaVedi disponibilità