Perché si chiama Spaccanapoli

Spaccare, in napoletano, vuol dire tagliare
Il verbo non è metaforico. Guardata da terra la strada è una via stretta come tante; guardata dall’alto è una fessura che corre da un lato all’altro del centro antico senza curve. Da lassù la città sembra divisa in due parti da un colpo netto, e il nome descrive esattamente quello. Chi non l’ha mai vista dall’alto trova il nome esagerato: è normale, e si risolve salendo. Ho spiegato dove e come in vedere Spaccanapoli dall’alto.
Perché non c’è nessun cartello
Perché il nome ufficiale non è quello. La strada si chiama, lungo il percorso, via Pasquale Scura, via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia, via Forcella, via Giudecca Vecchia, via Ottavio Tupputi. Sette targhe diverse per una linea sola. Questo produce la scena che vedo ogni settimana: qualcuno con il telefono in mano che chiede dov’è Spaccanapoli stando in mezzo a Spaccanapoli. I due capi e la sequenza completa stanno in dove inizia e dove finisce.
Sotto il soprannome c’è il decumano inferiore
Il tracciato non è nato per caso e non è medievale. È il decumano inferiore della Neapolis romana, che a sua volta ricalca una plateia della città greca; l’impianto a griglia del centro antico è tradizionalmente ricondotto al modello ippodameo, quello per strade parallele e traverse perpendicolari. È il motivo per cui, in una città che di dritto non ha quasi niente, questa strada è dritta: sta seguendo una linea tracciata più di duemila anni fa.
I tre decumani
Le linee parallele sono tre. Il decumano superiore corre nella zona di via dell’Anticaglia, il decumano maggiore è via dei Tribunali, il decumano inferiore è Spaccanapoli. Le traverse le collegano da monte a valle, e la più famosa è via San Gregorio Armeno, che unisce i Tribunali a Spaccanapoli e che moltissimi scambiano per Spaccanapoli stessa. Non lo è: è perpendicolare, non parallela.
Perché è famosa
Per tre ragioni messe insieme. La prima è il taglio: una linea di due chilometri dentro un centro storico che è patrimonio UNESCO dal 1995 ed è il più esteso d’Italia, circa 17 km² di cui circa 10,2 km² nell’area tutelata. La seconda è la densità: sul chilometro monumentale, fra piazza del Gesù Nuovo e via Duomo, si affacciano il Gesù Nuovo, Santa Chiara, San Domenico Maggiore, la piazzetta Nilo, e a due passi la Cappella Sansevero con il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, 1753. La terza è che tutto questo sta su una strada dove la gente abita, stende i panni e va a fare la spesa. Le tappe in ordine le trovi in cosa vedere.
Le piazze che la strada attraversa
Un altro modo per capire il taglio è guardare dove la linea si allarga. Sono tre punti: piazza del Gesù Nuovo, con la facciata di piperno e la guglia dell’Immacolata; piazza San Domenico Maggiore, davanti al convento dove insegnò Tommaso d’Aquino e studiò Giordano Bruno; la piazzetta Nilo, cioè largo Corpo di Napoli, uno slargo di pochi metri con la statua del dio Nilo. Fra una e l’altra la strada si richiude fra i muri. È questo alternarsi che dà alla passeggiata il suo ritmo, e che dall’alto si legge come una serie di piccoli respiri lungo la stessa riga.
Le due confusioni più comuni
La prima: San Gregorio Armeno. È la strada dei presepi, taglia in perpendicolare e sale; molti tornano a casa convinti di aver visto Spaccanapoli e hanno visto una traversa lunga poche centinaia di metri. La seconda: i Quartieri Spagnoli, che stanno a monte di via Toledo, sul lato opposto rispetto al decumano, e sono un reticolo di vicoli in salita nato nel Cinquecento per alloggiare le guarnigioni spagnole. Due cose diverse, a pochi minuti a piedi l’una dall’altra.
Se vuoi capire il nome in dieci minuti, guarda una mappa del centro antico prima di scendere in strada: le tre righe parallele dei decumani si vedono a colpo d’occhio, e da lì in poi non ti perdi più.
Chi te lo racconta mentre cammini
Questa è materia da guida, non da cartello: la stratificazione greca e romana sotto i palazzi non si vede, si spiega. I giri sulle origini e le leggende del centro antico durano intorno alle due ore e mezza e partono da piazza Bellini; ne ho scritto in la recensione del tour su origini e leggende e li ho messi a confronto con gli altri in tutti i tour. Se invece ti basta il nome e vuoi camminare per conto tuo, la strada non chiede niente a nessuno: è pubblica, aperta a qualsiasi ora e non ha un ingresso da cui passare.
Domande frequenti
Perché Spaccanapoli si chiama così?
Perché vista dall’alto, dal belvedere della Certosa di San Martino, sembra tagliare in due il centro antico. Il nome è un soprannome popolare: il toponimo ufficiale non esiste. Il punto panoramico è in vedere Spaccanapoli dall’alto.
Perché è famosa Spaccanapoli?
Per il taglio dritto di due chilometri dentro il centro storico più esteso d’Italia, UNESCO dal 1995, e per la densità di cose che si affacciano sul chilometro fra il Gesù Nuovo e via Duomo. L’elenco in ordine sta in cosa vedere.
Spaccanapoli e il decumano inferiore sono la stessa cosa?
Sì. Spaccanapoli è il nome popolare del decumano inferiore della Neapolis romana. Gli altri due sono il decumano maggiore, cioè via dei Tribunali, e il superiore, nella zona di via dell’Anticaglia.
Chi ha dato il nome alla strada?
Nessuno in particolare: è un nome d’uso, nato dall’osservazione dall’alto e rimasto nel parlato napoletano. Per questo non compare sulle targhe e non ha una data di nascita.